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La soia e il “mondo OGM”: cosa c’è da sapere davvero

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Data di pubblicazione: 29-08-2025 |

Tempo di lettura: 3 min

La soia e il “mondo OGM”: cosa c’è da sapere davvero

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di soia, soprattutto quando si tocca il tema dell’alimentazione, dell’ambiente o degli OGM. 

Ma cos’è davvero la soia, dove viene coltivata, e quanta di quella che consumiamo è geneticamente modificata?

Facciamo un po’ di chiarezza.

 

Perchè la soia è così importante

La soia è una pianta coltivata in tutto il mondo, famosa per i suoi semi ricchi di proteine. Viene usata per tantissime cose: si trova nei mangimi per animali, negli alimenti per vegetariani e vegani (tofu, bevande vegetali, burger vegetali) e viene anche trasformata in olio o farina.

Paesi come gli Stati Uniti, il Brasile e l’Argentina producono quantità enormi di soia ogni anno. Anche in Italia la coltivazione è cresciuta parecchio: siamo il primo produttore in Europa e la maggior parte della soia italiana arriva dal nord-est, in particolare da Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

 

Ma parliamo di soia OGM

Ecco il punto cruciale. La maggior parte della soia coltivata nel mondo è OGM, cioè ottenuta da semi modificati in laboratorio per essere più resistenti agli insetti o agli erbicidi. In numeri:

  • In Argentina, quasi tutta la soia è OGM (circa il 99%).

  • Negli Stati Uniti, oltre il 90% delle coltivazioni è OGM.

  • In Brasile, siamo intorno al 65-70%.

In poche parole: se la soia arriva da uno di questi paesi, è molto probabile che sia geneticamente modificata.

 

E in Italia?

Qui la situazione è diversa. In Italia — come in buona parte dell’Europa — la coltivazione di soia OGM è vietata. Le aziende agricole italiane usano solo sementi tradizionali, e infatti la nostra soia è considerata “OGM-free”.

Però c’è un dettaglio importante: sebbene in Italia non si coltivi soia transgenica, ne importiamo molta per produrre mangimi per gli animali da allevamento. Anzi, si stima che l’84% della farina di soia usata per alimentare mucche, maiali e polli provenga da paesi dove la soia è quasi tutta OGM. Quindi è molto probabile che carne, uova e latte che troviamo al supermercato arrivino da animali nutriti con mangimi contenenti OGM.

 

Le coltivazioni OGM sono più resistenti ai pesticidi, agli insetti e ai cambiamenti climatici

Questo significa più raccolto, meno perdite e meno lavoro per l’agricoltore. Per questo in America Latina e negli USA sono così diffuse.

Ma ci sono anche preoccupazioni: gli OGM sono al centro di dibattiti da anni. 

Ci sono grossi rischi per la salute o per l’ambiente, come la perdita di biodiversità e l’uso intensivo di sostanze chimiche.

 

Cosa si sta facendo in Italia?

Molte aziende agricole italiane puntano sulla soia “pulita”, coltivata in modo sostenibile e senza modifiche genetiche. Alcuni marchi mettono in evidenza la provenienza italiana e la filiera controllata per garantire ai consumatori prodotti 100% “OGM-free”.

Inoltre, c’è chi promuove progetti per aumentare la produzione nazionale e ridurre la dipendenza dalle importazioni estere — soprattutto quelle OGM.

 

La soia è ovunque, anche se spesso non ce ne accorgiamo. Se da una parte rappresenta una risorsa preziosa per l’alimentazione umana e animale, dall’altra ci mette di fronte a scelte importanti: vogliamo sapere cosa c’è nel piatto? Vogliamo sostenere una filiera più trasparente e sostenibile?

 

Conoscere come viene prodotta la soia — e quanta di essa è OGM — ci aiuta a fare scelte più consapevoli, ogni giorno.